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Acqua destinata al consumo umano nuovi criteri e nuovi adempimenti

Decreto legge n 18 del 2 febbraio 2023 abroga il 31/01

Nei processi di produzione e trasformazione degli alimenti, l’acqua rappresenta un elemento fondamentale, sia che venga utilizzata nei lavaggi di alimenti, sia per la produzione. La corretta gestione garantisce la salubrità del prodotto finale

Con il termine “acque destinate al consumo umano” si intende le acque che, trattate o no, possono essere bevute, utilizzate per la preparazione di alimenti e bevande o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine. Infatti, l’impresa può approvvigionarsi di acqua o da acquedotto pubblico o da una captazione privata o anche da entrambi.

L’approvvigionamento da acquedotto pubblico garantisce la potabilità al punto di fornitura cioè al contatore. Successivamente è l’utente che deve vigilare per il mantenimento della potabilità.

La qualità dell’acqua costituisce un prerequisito igienico-sanitario fondamentale del piano di autocontrollo HACCP

I titolari di aziende alimentari, ristoranti o mense sono chiamati ad accertarsi che l’acqua usata durante la preparazione di cibi e bevande, rispetti, nel punto di consegna, i valori di parametro fissati nell’allegato I del Decreto Legislativo 2 febbraio 2023, n. 18 ovvero, nello specifico, i parametri microbiologici, i parametri chimici e i parametri pertinenti per la valutazione e gestione del rischio dei sistemi di distribuzione interni. Inoltre devono essere adottate le misure necessarie previste agli articoli dal 5 al 15.

In particolare Legionella e piombo sono ritenuti rilevanti dalla normativa: la Legionella è un batterio presente nell’acqua che desta preoccupazione considerando la diffusione e i dati di letalità, soprattutto tra bambini e adulti immunocompromessi; al piombo, presente in tubazioni e in leghe di metalli usate per le saldature negli edifici, sono associati danni alla salute in particolar modo nel sistema neurologico e circolatorio.
In particolare, per le reti di distribuzione interne, tenuto conto che i programmi di controllo/monitoraggio della qualità delle acque potabili sono volti a garantire il mantenimento dei requisiti di potabilità e salubrità assicurati dal gestore idropotabile

Il nuovo Decreto introduce inoltre gli adempimenti a carico dell’amministratore di condominio, riconosciuto come Gestore della Distribuzione Idrica Interna (GIDI) ai sensi dell’art. 2, lettera q che lo definisce come: “il proprietario, il titolare, l’amministratore, il direttore o qualsiasi soggetto, anche se delegato o appaltato, che sia responsabile del sistema idropotabile di distribuzione interno ai locali pubblici e privati, collocato fra il punto di consegna e il punto d’uso dell’acqua”.

In qualità di GIDI, l’amministratore:
– assicura che i valori di conformità e salubrità dell’acqua al punto di consegna (contatore), rispettati dal gestore idrico, siano mantenuti fino al punto di utenza
interno (rubinetto) dei locali pubblici e privati (art. 5, comma 3);
– adotta le misure necessarie per ripristinare i valori rispondenti alla norma qualora eventuali non conformità siano riconducibili al sistema di distribuzione
interno;
nel caso di edifici prioritari (presenza nel condominio di strutture sanitarie, ricettive, fisioterapiche, strutture ricettive, ristorazione pubblica e collettiva,
ecc.) il GIDI assicurerà (entro il 2029) gli adempimenti di valutazione e gestione dei rischi nei sistemi di distribuzione interni indicati all’art. 9 e secondo
le Linee guida ISTISAN 22/33.

La periodicità dei campionamenti da effettuare sulle reti idriche interne è indicata nell’appendice A delle Linee Guida che, riprendendo quanto riportato all’Allegato II del D.Lgs. 18/2023, riporta indicazioni di dettaglio distinguendo il numero dei campionamenti a seconda del tipo di parametro e del volume d’acqua distribuito ogni giorno

Riguardo le sanzioni, definite all’art. 23, applicate per le violazioni e le inosservanze di provvedimenti da parte delle figure coinvolte dal decreto per quanto di competenza, in particolare al comma 1 lett.b, si riporta una sanzione amministrativa da euro 5.000 a 30.000 nei confronti GIDI che viola le disposizioni del citato articolo 5 comma 3.

L’inosservanza dell’obbligo di implementazione di valutazione e gestione del rischio del sistema di fornitura idro-potabile imposti dalle competenti autorità è soggetto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 a 24.000 euro

SI CONSIGLIA LA VISIONE DEL DECRETO E DELLE LINEE GUIDA ISTISAN 22/33

News 2023-03-07 Qualità_acque_consumo_umano_dlgs_23_2_23_n_18_GU_20230306_055 (1)

RAPPORTO ISTISAN 22-32 (1)

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